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Se ne stava lì, in un angolo, come un bamba, ad aspettare che qualcuno lo invitasse a giocare. Come gli fosse venuto in mente di correre dietro un pallone ovale col suo fisico, era mistero. Polpette ne avrebbero fatto, poco ma sicuro. Decine di occhi incattiviti dalle luci spettrali della Forza e Coraggio lo fissarono. Poi un grido ruppe l’insostenibile silenzio: . Non che a Cesare Ghezzi, classe 1909, l’idea del pupazzo piacesse granché. Ma bisognava pure incominciare.
Il mattino seguente, Ghezzi fu svegliato presto dai dolori che lo tormentavano un po’ dappertutto. Inseguito e placcato per tutto il campo non aveva potuto far altro che prenderle. , Ghezzi dice, e spalanca due occhi pieni di furbizia.
Ghezzi è uno dei personaggi del nostro rugby, ex nazionale, ex allenatore nella massima divisione e dirigente impareggiabile. Per il cronista è semplicemente . Autoritario, certo, pronto a discutere la formazione con l’allenatore e a mandare a quel paese chi sbaglia a passare la palla. Ma anche il presidente che ha trasmesso a centinaia di bambini, ragazzi e con prole lo spirito del rugby: impegno, grinta e tanta voglia di stare insieme, sul campo e fuori.
Al Chicken Rugby Milano, squadra per altro sbrindellona e incostante, è facile diventare amici. .
Poca cosa di fronte alla squalifica a vita (poi condonata) che Ghezzi capitano rimediò ingiustamente nel 1932 cercando di calmare i suoi, inviperiti con l’arbitro al punto di incendiare gli spogliatoi.
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Compiuti quarant’anni, Ghezzi decise di smetterla con il rugby giocato. In quattro lustri di attività aveva vinto tre titoli nazionali nelle file dell’Amatori Milano e giocato importanti match internazionali. Era giunto il momento di trasmettere ad altri tanta esperienza. .
Dieci anni in serie A e un paio di titoli conquistati dalle sue squadre giovanili prima del grande passo. .
Inguaribile innamorato, il Ghezzi ha sempre pagato di tasca propria la passione per il rugby. In soldi e in salute. Una sera di qualche anno fa al campo Giuriati, con il termometro che non voleva smetterla di scendere, al presidente venne in mete di dirigere l’allenamento. Un grande spavento per tutti. Il colpo di freddo rallentò i suoi passi e spense le Gauloises, non la grinta,
A vederlo passare con la sua inseparabile borsa da ragioniere,qualcosa parte dal cuore e diventa un sorriso.
(Francesco Bucchieri, l’Unità, 15 agosto 1987)
Questo il primo logo del Chicken 1956 disegnato dal Cesare Ghezzi.
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